Multisala Novecento

DON'T WORRY, DARLING

di Olivia Wilde
con Florence Pugh, Harry Styles, Olivia Wilde

Genere: Film
Durata: 122'

Regia: Olivia Wilde. Sceneggiatura: Carey Van Dyke. Fotografia: Matthew Libatique. Montaggio: Affonso Gonçalves. Musiche: John Powell. Scenografia: Rachael Ferrara. Costumi: Arianne Phillips.

Interpreti:  Florence Pugh,  Harry Styles,   Olivia Wilde, Gemma Chan,  KiKi Layne, Chris Pine, Douglas Smith, Nick Kroll, Timothy Simons, Asif Ali, Dita Von Teese, Kate Berlant, Sydney Chandler. 

Produttori: Carey Van Dyke, Olivia Wilde. Distribuzione: Warner Bros. Origine: USA 2022.

Durata: 122’.

 

Nell'America degli anni Cinquanta, Alice e Jack sono sposati e raggianti. Con altre coppie felici hanno 'coltivato' il deserto californiano e integrato la comunità sperimentale di Victory, cittadina industriale e ridente che alloggia il personale impiegato in un progetto top-secret. Ma quel luogo così perfetto muta presto in incubo per Alice, che ha rotto l'armonia trasgredendo le regole e spingendosi oltre il confine concesso alle mogli. Dietro il paradiso pop e pastello c'è un inferno che Alice cercherà di smascherare. Booksmart (per tacere il brutto titolo italiano) aveva del resto rivelato la sua capacità di interrogare il teen movie fino a stravolgere i suoi codici. Don't Worry, Darling segue la via combinando le peripezie tipiche della commedia romantica americana con un bagno di immagini, note e sensazioni più profonde e ampie rispetto a quelle imposte dalla retorica del genere. Dei generi, perché il sorriso sfuma presto in ghigno e traghetta il film nella sci-fiction, da qualche parte tra Matrix e The Truman Show. E a ribellarsi questa volta al 'reality show' è Florence Pugh, la terza figlia del Dottor March (Piccole donne), radiosa combinazione di leggerezza e di tragico.
Don't Worry, Darling debutta nella gioia e nei colori di una company town che si rivelerà una trappola. Una cittadina risvegliata ogni mattina da una luce da cartolina, una luce morbida che 'fa male' perché la morale del film è agghiacciante. I raggi del sole californiano infondono tuttavia una speranza, aprendo gli occhi 'spalancati chiusi' della sua eroina, consorte dedicata al benessere del marito.
La violenza, da par suo, non si fa attendere, irrompendo all'improvviso durante un party aziendale e annunciando i turbamenti della protagonista. Ma quella violenza non è la negazione del suo universo perfetto, ne fa integralmente parte.
Come nelle corse notturne in auto di Alice e Jack, Olivia Wilde conduce lo spettatore fuori strada, spingendo sull'acceleratore e verso una bolla artificiale che riproduce il mondo reale, la sua versione migliore. Impossibile pensarlo ostile e sotto alta sorveglianza. Nondimeno, progressivamente, il dubbio insinua Alice, prigioniera nel 'paese delle meraviglie'. Attraverso lo specchio e sotto le tonalità pastello cova la paura e un esercito di uomini che 'programma' il manuale della (propria) felicità e della (propria) sposa ideale. Più monta l'angoscia della protagonista e più il registro del film si allontana impercettibilmente dalla semplice gestione di sentimenti au foyer. L'universo messo in scena da Olivia Wilde, prima estroverso ed esuberante, diventa puramente mentale, la rappresentazione metaforica dell'odissea di Alice.