Regia: Alejandro G. Iñárritu. Sceneggiatura: Alexander Dinelaris, Alejandro G. Iñárritu. Fotografia: Emmanuel Lubezki. Montaggio: Stephen Mirrione. Musiche: Bryce Dessner. Scenografia: Dennis Gassner. Costumi: Jacqueline West. Interpreti: Tom Cruise, Jesse Plemons, John Goodman, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg, Sophie Wilde, Emma D'Arcy, Riz Ahmed. Produttori: Mary Parent, Tom Cruise. Distribuzione: Warner Bros Italia. Origine: U.S.A. - Gran Bretagna 2026.
Un magnate del petrolio nel film Digger scatena una catastrofe e cerca di presentarsi come il salvatore dell’umanità. Alejandro G. Iñárritu dirige Tom Cruise in una commedia apocalittica che trasforma la fine del mondo in uno scontro tra realtà, potere e narrazione. Alejandro G. Iñárritu torna al cinema in lingua inglese dopo The Revenant con il film Digger, progetto sviluppato per quasi un decennio e costruito come una commedia catastrofica che mescola cinema e teatro, realtà e rappresentazione. Tom Cruise interpreta il potentissimo Digger Rockwell e anche Curtis, un attore molto diverso da lui, all’interno di una struttura che gioca continuamente con ciò che è vero e ciò che viene messo in scena.
Girato interamente a Pinewood Studios in VistaVision, il film usa l’apocalisse per interrogarsi soprattutto sulle storie che gli esseri umani raccontano a se stessi quando la realtà smette di obbedire. Quell’uomo è Digger Rockwell, magnate del petrolio interpretato da Tom Cruise. Ha accesso diretto al presidente degli Stati Uniti, ama il potere e nutre un affetto quasi assoluto per Maggie, la sua vecchia e malandata gatta. Ma soprattutto deve controllare la narrazione intorno a una gigantesca massa di ghiaccio in rapido movimento, conseguenza della sua stessa avidità, che sta avanzando verso la terraferma.
Per Alejandro G. Iñárritu, tuttavia, il punto non è semplicemente osservare un miliardario alle prese con le conseguenze delle proprie azioni. Digger è un disaster movie nel quale, come sintetizza il regista, “il disastro siamo noi”.
La catastrofe naturale costituisce il cuore drammatico. La commedia nasce invece dal modo assurdo, frenetico e spesso ridicolo in cui gli esseri umani reagiscono quando scoprono di non poter più controllare ciò che hanno messo in moto. Iñárritu ha cominciato a lavorare al progetto con Sabina Berman nel 2017; durante quasi un decennio di sviluppo si è verificato però un problema particolare: la realtà continuava a raggiungere la finzione.
Eventi e trasformazioni del mondo rendevano continuamente necessario ripensare parti del copione. La produttrice Mary Parent ricorda che alcuni elementi immaginati da Iñárritu finivano per accadere davvero, costringendo il progetto a evolversi per non essere superato dal presente che cercava di raccontare.
La svolta arrivò quando il regista, durante un’escursione con la famiglia per il suo sessantesimo compleanno, immaginò una soluzione radicale: trasformare parte del film in una rappresentazione teatrale di matrice brechtiana.
Il conflitto fondamentale non riguarda soltanto ambiente, politica o potere. Per Iñárritu è quello fra la storia che raccontiamo di noi stessi e la realtà che continua a interromperla.
Digger incarna perfettamente questa frattura. È brillante, divertente, carismatico e capace di persuadere. Quando la situazione precipita, non smette di produrre nuovi racconti capaci di proteggerne gli interessi e l’ego.
I fatti diventano secondari rispetto alla possibilità di imporre una versione convincente degli eventi. È proprio intorno a questa idea che il regista costruisce un lungo monologo di circa dieci minuti, riscritto in decine di versioni durante gli anni di lavorazione. Per Iñárritu quella sequenza contiene la spina dorsale del film: il confronto tra ciò che vorremmo che la realtà fosse e ciò che invece continua ostinatamente a essere.
Anche il teatro entra nella stessa riflessione. Se il mondo contemporaneo è diventato performativo, osserva il regista, ognuno finisce per comportarsi contemporaneamente come autore, regista e protagonista della propria rappresentazione.
Quella distanza avrebbe permesso alla storia di parlare del presente senza restarne prigioniera.
MULTISALA NOVECENTO
Via del Cristo, 5 - 42025 Cavriago (Reggio Emilia)
0522 372015
P.IVA 00132130352
IBAN IT44C0103066290000000376274
RICEVERAI IN ANTEPRIMA LE NOVITA'
SULLA PROGRAMMAZIONE E SULLE PROMOZIONI ESCLUSIVE.