Regia: Reem Kherici
Sceneggiatura: Reem Kherici, Gari Kikoine, David Solal. Fotografia: Dominique Fausset. Musiche: Laurent Aknin. Costumi: Laetitia. Interpreti: Alexandra Lamy, François Cluzet, Delphine Baril, François Bureloup, François-Xavier Demaison, Mitty Hazanavicius, Laure Hennequart, Reem Kherici, Kyan Khojandi, Muguette Lacheau.
Produttori: Elsa Leeb. Distribuzione: Eagle Pictures. Origine: Francia, 2026
Dopo vent'anni di matrimonio, Fanny confessa a Thomas una verità che manda in frantumi le loro certezze: non ha mai provato un orgasmo. Per lui è uno shock, ma invece di chiudersi nel silenzio o arrendersi alla distanza, Thomas decide di trasformare quella confessione in una travolgente prova d'amore: ritrovare, insieme a Fanny, la strada del desiderio. Ispirato alla vera storia degli inventori - una coppia tedesca - del sextoy brevettato e tra i più venduti al mondo Womanizer, Fammi il piacere è la tipica commedia francese che si regge tutta sull'interpretazione degli attori, qui i veterani interpreti François Cluzet e Alexandra Lamy la cui chimica rende credibile la volontà di questa coppia di rimettersi in gioco sessualmente nella cosiddetta - un tempo - terza età. È questo forse l'aspetto più interessante del film che mette in primo piano e al centro della narrazione il tema del piacere femminile in un tempo della vita lontano da quello, sempre molto mitizzato e più centrale nelle storie, della gioventù. Abbiamo dunque una coppia che entra in crisi quando la donna inizia a parlare di sesso e a rivelare che non ha mai provato un orgasmo nei vent'anni di matrimonio. Il marito, in un primo momento abbacchiato dalla scoperta, trova la voglia e la forza di rimettere in discussione il suo punto di vista. C'è dunque un tentativo di affrontare la questione in maniera seria e autentica focalizzandosi sul desiderio del piacere femminile come non si è molto visto al cinema, figuriamoci in una commedia. Non è un caso che dietro la macchina da presa ci sia una donna, Reem Kherici, che ha scritto la sceneggiatura con Gari Kikoïne e David Solal e che si ritaglia pure un ruolo molto importante, quello della sessuologa che saprà consigliare la protagonista sul da farsi non immaginando fino a che punto la coppia si spingerà nell'inventare un oggetto geniale per provocare il piacere femminile. C'è anche un'interessante accenno all'ambiguità del ruolo della donna trasformata, seppur consapevolmente, un po' in cavia. Purtroppo però il tono generale scelto dalla regista tende al grottesco, alla commedia degli equivoci - avendo maldigerito la screwball comedy - con déjà-vu imperdonabili come nella scena del supermercato, predilige una recitazione basata sulle mossette (soprattutto quella di François Cluzet che appare anche un pochino troppo in là per l'età andando per i settantuno), su un certo fastidioso gigionismo da cui per fortuna la protagonista Alexandra Lamy rifugge, con soluzioni corali ridondanti che annacquano - direi quasi infantilizzano - i temi forti che il film all'inizio sembrava voler e poter affrontare.
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