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scheda Film
30° anniversario del Novecento: AMARCORD

30° anniversario del Novecento: AMARCORD

di Federico Fellini
Presentazione di Gianfranco Angelucci e con Nicola Bassano

Trailer
Genere: Film
Durata: 127'
Trailer

C'è un pranzo, in una trattoria affacciata su Monte Mario con vista mozzafiato su Roma, che racconta meglio di qualsiasi cronologia chi sia stato Gianfranco Angelucci per Federico Fellini. Il regista lo aveva portato lì senza spiegazioni, lasciandolo chiacchierare di cinema, di Broderick Crawford sempre un po' brillo sul set, degli scherzi tra attori durante le riprese de Il Bidone. Solo anni dopo, rivedendo il film restaurato per il Centenario, Angelucci si accorse che quel ristorante, Il Bagatto, come la prima carta degli arcani maggiori dei Tarocchi, era la stessa location di una scena del film, quella in cui il protagonista porta a pranzo la figlia ritrovata. Fellini non gli aveva detto nulla: gli aveva semplicemente mostrato, senza parole, come funziona la sincronicità junghiana che il regista amava leggere nella propria esistenza. "Questo era il suo solo modo di insegnare", avrebbe scritto Angelucci molti anni più tardi. È in aneddoti come questo, più che nei titoli e nei premi, che si misura la vicinanza tra i due uomini: un rapporto durato venticinque anni, nato non da un incarico professionale ma da un'affinità intellettuale che si consolidò negli spazi informali delle chiacchierate a due, quando ormai la fiducia reciproca permetteva le confidenze. Angelucci arriva a Fellini per la strada più naturale per uno storico dell'arte: la tesi di laurea. Discussa all'Università di Bologna, dedicata proprio all'opera del regista riminese, quella ricerca accademica diventa il primo ponte verso l'uomo. Fellini, si racconta, ne era già al corrente — sapeva quanto un film in particolare, Il Bidone, avesse toccato intimamente il giovane studioso, e non era certo sfuggito a un osservatore così attento alle persone. Da lì nasce una collaborazione che va ben oltre lo studio critico: nel 1987 Angelucci firma insieme a Fellini la sceneggiatura di Intervista, il film che valse al regista il Premio Speciale della Giuria a Cannes e il Primo Premio al Festival di Mosca — non più solo l'allievo che scrive di cinema, ma chi il cinema lo fa insieme al maestro. Dopo la scomparsa di Fellini, Angelucci non si allontana dalla sua eredità: ne diventa anzi il custode istituzionale, chiamato a dirigere la Fondazione Fellini. È un ruolo che prosegue naturalmente il lavoro fatto in vita col regista, e che negli anni si traduce in una produzione editoriale ampia e continua — da Federico F. a Segreti e bugie di Federico Fellini, da Giulietta Masina attrice e sposa di Federico Fellini fino al Glossario felliniano, cinquanta voci pensate per accompagnare il lettore dentro i film, la vita e la poetica dell'artista riminese. Il suo lavoro non si è mai fermato alla pagina scritta. Scrittore di narrativa, giornalista culturale, regista e docente d'accademia, Angelucci ha saputo portare la figura di Fellini anche fuori dai confini italiani: in occasione del Centenario della nascita del regista, il Ministero degli Affari Esteri, attraverso l'iniziativa Fare Cinema, gli ha commissionato una masterclass, sottotitolata e distribuita in tutti gli Istituti Italiani di Cultura, i Consolati e le Ambasciate nel mondo — un modo per rendere quella memoria personale, nata in una trattoria romana, patrimonio condiviso ben oltre i confini nazionali.

 

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