Regia: David Frankel. Sceneggiatura: Aline Brosh McKenna. Fotografia: Florian Ballhaus. Musiche: Theodore Shapiro. Scenografia: Jess Gonchor. Costumi: Molly Rogers. Interpreti: Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Emily Blunt, Tracie Thoms, Tibor Feldman, Kenneth Branagh, Justin Theroux, Simone Ashey, Lucy Liu.. Produttore: Wendy Finerman. Distribuzione: Warner Bros Italia . Origine: U.S.A., 2026.
“Tutti vogliono questa vita. Tutti vogliono essere noi”: chi ricorda l’iconica battuta di Meryl Streep sa che il Premio Oscar sta per ritornare nelle vesti (griffatissime) di Miranda Priestly, direttrice del magazine più glamour al mondo, Runaway. L’appuntamento con Il diavolo veste Prada 2 è fissato il 29 aprile al cinema. A 20 anni dal debutto al cinema, il gruppo di attori protagonisti torna in scena (quasi) al completo. Sarcastico e pungente come sempre, Nigel (Stanley Tucci) è ancora una volta il braccio destro di Miranda, mentre Anne Hathaway, l’outsider Andy, fa capolino nella redazione della rivista in un ruolo del tutto nuovo e inaspettato, di potere e di responsabilità. Con buona pace dell’ex prima assistente di Miranda, Emily (Emily Blunt), che a sua volta ha fatto carriera e si ritrova faccia a faccia con la collega di un tempo. La sorpresa non è comunque tale da impedirle di fare una battutina sulle sopracciglia di Andy, a dimostrazione del fatto che il tempo passa ma alcune abitudini restano invariate. Tra le new entry di questo sequel troviamo Stuart (Kenneth Branagh), il nuovo marito di Miranda, con cui la potentissima guru del mondo della moda sta vivendo un periodo di burrasca. D’altronde lei è abituata a navigare per acque impervie, come ricordano i fan de Il diavolo veste Prada. Ora le figlie sono cresciute e il problema principale non è più quello di trovare in anteprima le copie del nuovo libro di Harry Potter. La nuova assistente di Miranda si chiama Amari ed è interpretata da un volto amatissimo del piccolo schermo, Simone Ashley, ossia la viscontessa Bridgerton nella serie Regency targata Netflix (a sorpresa è tornata anche con un cameo nella quarta stagione). Sono in ottima compagnia: da Justin Theroux a Lucy Liu, i cameo illustri – come da tradizione – saranno tanti e di notevole portata. Nonostante le centinaia di foto paparazzate per le vie di New York e di Milano, la trama è avvolta ancora in parte da un alone di mistero. Certo, il regista Davin Frankel è lo stesso del primo capitolo, così come la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna e l’ispirazione parte sempre dal bestseller di Lauren Weisberger, che nel 2013 ha firmato il sequel della storia. Si sa che l’ispirazione reale delle vicende romanzate nel film è Anna Wintour, ex direttrice di Vogue e faro nel mondo della moda. «Amo il mio lavoro», ripete in una scena il suo alter ego Meryl Streep, ma la verità è che l’impero di Runaway inizia a scricchiolare. Complice la crisi della carta stampata, il giornale si ritrova ad avere problemi finanziari e forse anche d’immagine. «Runaway – dice Nigel – non è solo un magazine, è un’icona globale». E ha ragione, ma cosa succede quando si perde la bussola e ogni certezza crolla? Lui, ad esempio, trova sempre una soluzione nel gigantesco guardaroba aziendale, dove i capi degli stilisti più prestigiosi sono tutti in bella vista, rigorosamente della stagione in corso.
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