Regia: Francesco Mandelli. Sceneggiatura: Roberto Lipari, Francesco Mandelli. Fotografia: Massimo Schiavon. Montaggio: Julien Panzarasa. Costumi: Sara Costantini. Interpreti: Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Giovanni Esposito, Roberto Lipari, Francesco Mandelli, Nicola Nocella, Andrea Pisani, Francesco Russo, Giulia Vecchio, Giulia Vecchio, Annandrea Vitrano. Produttori: Massimo Schiavon. Distribuzione: Medusa film. Origine: Italia, 2026.
Il film diretto da Francesco Mandelli, racconta una storia che riunisce un gruppo di ex compagni di liceo a diciassette anni dalla maturità.
Il loro incontro avviene in occasione del funerale di un vecchio amico, evento che riapre ferite, ricordi e nostalgie mai del tutto dimenticate. Complice l’alcol e il ritrovamento di un vecchio video dei tempi del liceo, la serata prende una piega del tutto inaspettata. Gli ex compagni, spinti dal desiderio di rivivere la magia e l’incoscienza dell’adolescenza, decidono di introdursi clandestinamente nella loro vecchia scuola.
Quella che nasce come una rimpatriata malinconica e goliardica si trasforma molto presto in una straordinaria avventura totalmente fuori controllo, con conseguenze imprevedibili e risvolti decisamente da codice penale. Tra risate, rimorsi e conti in sospeso, il film gioca con la nostalgia generazionale per raccontare, in chiave ironica, il confronto tra ciò che si sognava di diventare e ciò che si è davvero diventati…
Una commedia corale più di così non si potrebbe. Potentissima, divertente e partecipata - e sì, quando il cast crede in ciò che recita, è tutto più facile - ma anche attraversata da un'ironia amara che si scontra con la più dura delle consapevolezze: la vita dopo la scuola fa letteralmente schifo. A proposito di scrittura, il regista - che ha scritto il film insieme a Roberto Lipari, Tiziana Martini, Andrea Pisani e Ignazio Rosato - parte da uno dei concetti primordiali: la comunità. Al centro del film ci sono otto compagni di classe (più il bidello) che, complice la dipartita dell'amico "visionario" Pozzi, si ritrovano per una fatidica cena alla vigilia del funerale. Se è una sfida gestire nove attori costantemente presenti in scena, Mandelli - alla quarta regia (se escludiamo i film de I soliti idioti) - riesce a rendere coeso il gruppo senza dimenticare mai nessuno. Tutti in primo piano, con le loro storie, i loro cuori infranti, i loro lividi. Sfida mica da poco, visto il tono - a tratti esplosivo, inarrestabile. Dopo l'imbarazzante cena, tra sbiadita nostalgia e sogni ammaccati, i protagonisti - complice una sostanza bevuta inconsapevolmente - si ritrovano al mattino strafatti nella loro scuola, a poche ore dalla campanella. Come se non bastasse, il feretro dell'amico sembra scomparso. In questo caso, la menzione non può che andare al cast. Semplicemente perfetto: Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Roberto Lipari, Nicola Nocella, Andrea Pisani, Francesco Russo, Giulia Vecchio, Annandrea Vitrano. Sono loro il colore di Cena di classe, la spina dorsale, il riflesso diretto - e spesso accecante - di un'intera generazione. Vite vissute, vite sprecate, odio, amore, legami, amicizia. Un frullato di rimorsi e illusioni, segnato da un'aspettativa puntualmente delusa. Una generazione schiacciata, avvilita, indecisa, incompresa, insoddisfatta. Personaggio dopo personaggio, emerge una verità riconoscibile, talmente forte da restare in testa ben oltre i titoli di coda. tra gli estremi di una commedia che non si risparmia, spingendo sulla battuta senza mai perdere di vista il contesto, che Cena di classe punta al cuore, dando forma all'emozione che accomuna tutti i Millennials: la nostalgia. Ma attenzione: Francesco Mandelli non si crogiola nell'atto effimero di un'innaturale esaltazione; al contrario, rilegge con onestà e profondità un pensiero collettivo, ricordandoci quanto - e quando - eravamo felici. In questo flusso narrativo incontrollato, improvvisato ed eclettico, tra pecore e indovinelli, non può non esserci anche una certa dose di dolore, che fa il giro largo per colpire al momento giusto. Sì, Mandelli c'è riuscito davvero: ha chiamato a raccolta un'intera generazione - quella più bella, quella più sfigata - ristrutturandone l'identità.
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