Regia e Sceneggiatura: Mehdi Idir, Grand Corps Malade. Fotografia: Brecht Goyvaerts. Montaggio: Laure Gardette. Musica: Rostom Khachikian. Scenografia: Noémie Juillet. Costumi: Isabelle Mathieu . Interpreti: Tahar Rahim, Bastien Bouillon, Marie-Julie Baup, Camille Moutawakil, Hovnatan Avédikian, Luc Antoni, Ella Pellegrini Produttori: Camille Courau, Fabrice Delville. Distribuzione: Movies Inspired.
Origine: Francia, 2024.
La straordinaria parabola umana e artistica di Charles Aznavour, dalla giovinezza di migrante armeno a Parigi, segnata da ristrettezze economiche, fino alla consacrazione internazionale come uno dei più grandi chansonnier del Novecento. Tra amori, incontri decisivi e sacrifici personali, il film segue l'ascesa di un uomo convinto del proprio talento e disposto a tutto pur di essere ascoltato, raccontando il prezzo - spesso altissimo - del successo.
Monsieur Aznavour, diretto da Mehdi Idir, sceglie di affrontare questo percorso mettendo al centro non tanto il mito quanto la determinazione incrollabile dell'uomo: la fiducia assoluta nelle proprie possibilità, la convinzione - mai vacillante - di meritare un pubblico. È questa ostinazione, più ancora del talento, a diventare il vero motore narrativo del film.
Idir costruisce il racconto come una successione di prove, incontri e passaggi di testimone. Dal padre Aznavour eredita l'amore per la vita anche nelle ristrettezze materiali, una gioia resistente che non si spegne nemmeno nelle difficoltà più acute; da Édith Piaf, invece, apprende la fiducia feroce nel proprio talento, la necessità di difenderlo contro ogni avversità, anche quando il mondo sembra voltargli le spalle. Il film insiste su questi snodi formativi, disegnando un Aznavour che non smette mai di essere se stesso, né come uomo né come artista, e che sull'impossibilità di scindere l'esistenza dall'opera d'arte fonda la sua grandezza.
La scelta di Tahar Rahim nel ruolo del protagonista appare inizialmente spiazzante. La somiglianza fisica è limitata, l'origine etnica differente, e nemmeno il ricorso a un make-up marcato aiuta del tutto a colmare la distanza iconografica. Eppure, proprio qui Monsieur Aznavour trova una delle sue intuizioni più riuscite: Rahim non imita Aznavour, ma ne incarna lo spirito. L'abnegazione con cui l'attore si è preparato al ruolo - imparando a cantare e ballare - riflette perfettamente quel "volli, fortissimamente volli" che ha reso Aznavour un gigante della musica francese e internazionale. È un'interpretazione di fatica e volontà, più che di mimetismo.
Il film non elude alcuni aspetti oggi particolarmente sensibili, come la scelta controcorrente di Aznavour di scrivere un brano - "Comme ils disent" - sulla vita di un omosessuale e sulla discriminazione subita da quest'ultimo, gesto letto come segno di apertura e coraggio artistico. Tuttavia, Monsieur Aznavour rimane consapevolmente ancorato a una struttura di biopic classico, attento ai dettagli biografici e ai momenti-chiave più che al mistero dell'ispirazione. Ed è forse qui che emerge la fragilità inevitabile del genere: tradurre in immagini la nascita di una canzone, il tocco della musa, resta più complesso che raccontare il dato biografico nudo e crudo.
La parabola del successo culmina nell'apice - un cachet pari a quello di Sinatra, il riconoscimento mondiale - ma il film non dimentica il prezzo pagato per arrivarci. La morte del figlio Patrick, comunicata a Charles dalla sorella, irrompe come una ferita insanabile, ricordando quanto i sacrifici compiuti in nome dell'affermazione personale possano diventare devastanti. È in questi momenti che Monsieur Aznavour si interroga, senza risposte definitive, su cosa significhi davvero sentirsi compiuti e su quando un essere umano possa dirsi appagato.
Pur senza scardinare i limiti del biopic tradizionale, il film di Mehdi Idir restituisce con onestà e partecipazione il ritratto di un uomo che ha scelto di vivere fino in fondo la propria vocazione, pagando ogni passo del cammino. Un omaggio rispettoso e sentito a un artista che ha fatto della vita - tutta, senza sconti - la sostanza stessa della sua arte.
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