Regia: Pupi Avati. Sceneggiatura: Tommaso Avati, Pupi Avati. Fotografia: Cesare Bastelli. Montaggio: Ivan Zuccon. Scenografia: Biagio Fersini. Interpreti: Filippo Scotti, Roberto De Francesco, Armando De Ceccon, Chiara Caselli, Rita Tushingham, Massimo Bonetti, Patrizio Pelizzi, Robert Madison, Claudio Botosso. Produttori: Antonio Avati, Gianluca Curti. Distribuzione: 01 Distribution. Origine: Italia, 2024.
Bologna, nei giorni della Liberazione: un ragazzo vede entrare dal barbiere una nurse dell'esercito americano e se ne innamora all'istante. Lei è diretta a Ferrara, lui pensa di aver incontrato la donna che aspettava da sempre. Iowa, 1946: il ragazzo è diventato uno scrittore che si appresta a scrivere il romanzo della sua vita, ambientato in parte in America. Una notte sente chiedere aiuto da una voce proveniente dall'orto abbandonato dei vicini, dalla cui casa è scomparsa la giovane Barbara, proprio la nurse della quale si era innamorato in Italia. Scavando nel terreno nel punto dal quale proviene la voce Lui trova un vaso pieno di un liquido opaco con un'etichetta che fa riferimento ai genitali femminili. È l'inizio di una ricerca che porterà il giovane uomo ad Argenta, in provincia di Ferrara, sulle tracce della nurse che non ha mai dimenticato, e del folle che uccide le donne per asportarne e conservarne in formaldeide l'apparato genitale. L'orto americano è basato sul romanzo omonimo a firma di Pupi Avati, che oltre alla regia cofirma anche la sceneggiatura insieme al figlio Tommaso. La vicenda narrata è misteriosa, anche perché sembra alludere ad un limite sfumato fra realtà e follia, immagini concrete e visioni fantasmagoriche dal possibile risvolto psichiatrico. La fotografia in bianco e nero di Cesare Bastelli racconta molto efficacemente le campagne dell'Emilia-Romagna, ricreando le atmosfere gotiche e nebbiose delle quali Pupi Avati è cantore, e che sono il teatro ideale per una vicenda di perversioni e cacce alle streghe ambientate nella provincia padana.
Anche le facce sono quelle giuste, da quella enigmatica del protagonista, ben interpretato da Filippo Scotti (il Fabietto di È stata la mano di Dio), a quelle "antiche" di Roberto De Francesco, Massimo Bonetti, Andrea Roncato o la veterana attrice inglese Rita Tushingham. Colpisce soprattutto l'interpretazione di Armando De Ceccon nel ruolo di Glauco Zagotto, che sembra contenere l'eco di quella di Spencer Tracy in Furia.
La ricostruzione d'epoca è precisa ed evocativa non solo di un periodo ma anche di una dimensione magica, grazie alle scenografie di Biagio Fersini e ai bei costumi di Beatrice Giannini, e alcune scene sono molto ben girate, ad esempio quella del tribunale. Ma ci sono anche aspetti stranianti che vanno al di là delle intenzioni narrative, come la recitazione di Morena Gentile nel ruolo di Arianna, la sorella di Barbara, o la erre moscia di Chiara Caselli nei panni di Doris.
Avati è abilissimo nel creare atmosfere sospese, insinuare dubbi sulla verità delle immagini alle quali stiamo assistendo, e indagare il lato oscuro delle persone e delle cose, da La casa dalle finestre che ridono a L'arcano incantatore, da Il nascondiglio a Il signor Diavolo L’Orto Americano è un gran esercizio di stile, un bellissimo modo di raccontare un amore maledetto, e un forte appartenendo a quel tipo di racconto che manca da troppo tempo nei nostri scaffali.
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