Multisala Novecento

C'EST LA VIE - PRENDILA COME VIENE

di Eric Toledano e Olivier Nakache
con Jean-Pierre Bacri, Jean-Paule Rouve, Gilles Lellouche

Genere: Film Rassegna
Durata: 117'

Regia e Sceneggiatura: Eric Toledano, Olivier Nakache. Montaggio: Dorian Rigal - Ansous. Fotografia: David Chizallet. Musica: Avishal Cohen, Scenografia: Tibor Dora, Alexandrine Mauvezin – Bosque. Interpreti: Jean-Pierre Bacri, Jean-Paul Rouve, Gilles Lellouche, Vincent Macaigne, Eye Haidara, Suzanne Clèèment, Alban Ivanov, Hèlène Vincent. Produttori: Laurent Zeitoun, Yann Zenoli. Distribuzione: Videa - CDE. Origine: Francia, 2017.

Max è un wedding planner navigato e logorato alla vigilia di un matrimonio e di una consegna. L'ultima corvée è un ricevimento di nozze nel giardino di un castello del XVII secolo con sposa vaga, sposo pretenzioso, commensali borghesi e un'équipe fedele quanto incompetente. Julien, valletto melanconico innamorato del 'bel parlare', James, animatore démodé, Guy, fotografo scroccone, Josiane, amante (im)paziente di Max, Adèle, delfina irascibile di Max, Samy, cameriere clandestino, sono alcuni dei membri di una brigata multietnica occupata a rendere indimenticabile il giorno più bello di Pierre ed Héléna. Niente ovviamente andrà come previsto e quelli che dovevano sorvegliare la riuscita dell'evento finiranno loro malgrado per boicottarlo.

Il principio di piacere è dunque al cuore del film, più leggero, più risolutamente umoristico che i loro precedenti, più convincente. Se il soggetto (il banchetto di nozze) e il suo sviluppo (i fusibili saltano, il piatto principale si guasta, le suocere incanagliscono) sono convenzionali, il punto di vista è originale. 
Sottraendosi al regolamento di conti familiari, Éric Toledano e Olivier Nakache seguono l'attività frenetica agita dietro le quinte da una piccola impresa di personaggi mal assortiti e affannati intorno a una cena pomposa che emerge progressivamente le tensioni, i non detti e i disaccordi in seno al gruppo. Tutti gli attori lustrano, fino a lucentezza, il rispettivo registro di predilezione. Interpreti eterogenei, provenienti da orizzonti diversi, “mordono” la Francia odierna, infondendo il senso del titolo originale (Le Sense de la fête). A dirigerli, tra un brano 'rimaneggiato' di Eros Ramazzotti e una chanson a richiesta di Fèlix Mayol, è Jean-Pierre Bacri. Burbero flemmatico e brontolone, il suo boss recupera il controllo delle forze scese in campo, un campo minato, con una “tirata” finale (e macronista) alle truppe. Assenza ostinata di sorrisi, l'attore è perfetto a contenere il rilassamento disciplinare del personale. È lui il pivot attorno a cui ruota il dramma comico, la presenza opaca e touj ours contre che agisce da conduttore, affilando gli angoli sovente smussati del cinema di Toledano e Nakache. 
Diversamente da Blake Edwards (Hollywood Party), gli autori si prendono la briga di ripulire ripartendo, lasciando il luogo della festa proprio come lo avevano trovato. E forse è anche questo avere il senso della festa. Lontani dall'ambizione sociale di Samba, dirigono con energia e nervi saldi una materia favorevole ai colpi di scena, scongiurando il naufragio con la pasta sfoglia e ben rimando commedia e popolare.