Multisala Novecento

THE TEACHER

di Jan Hrebejk
con Zuzana Mauréry, Zuzana Konecnà, Csongor Kassai

Genere: Film Rassegna
Durata: 102'

Regia: Jan Hrebejk. Sceneggiatura: Petr Jarchovsky. Montaggio: Vladimir Baràk. Musiche: Michal Novinski. Fotografia: Martin Ziaran. Interpreti: Zuzana Maurèry, Zuzana Konecnà, Csongor Kassai, Martin Havelka, Eva Bandor, Oliver Oswald, Peter Bebjak, Richard Labuda, Ina Gogàlovà. Produttori: Tibor Buza, Zuzana Mistrikovà. Distribuzione: Satine Film. Origine: Slovacchia/ Repubblica Ceca, 2016.

Bratislava 1983. In una classe di liceo arriva una nuova insegnante, Maria Drazdĕchová, la quale, dopo essersi presentata, fa una particolare richiesta agli allievi. Ognuno di loro dovrà alzarsi e dire quale lavoro fanno i genitori. Mesi dopo viene convocata proprio una riunione dei genitori perché qualcuno ha denunciato un fatto grave: l'insegnante, appellandosi al suo stato di vedova, si fa fare lavori gratis da genitori e studenti. In cambio arrivano suggerimenti per l'interrogazione o buoni voti. La preside chiede ai genitori di assumere una posizione chiara in materia. Approfittando di un ricordo che gli ha, in qualche misura, condizionato la visione sul mondo (come lui stesso afferma) ha affidato a Jan Høebejk una vicenda che può essere affrontata con diverse chiavi di lettura. A chi scrive, ad esempio, è accaduto alle elementari (in Italia) di sentirsi chiedere quale fosse il lavoro di padre e madre. La finalizzazione (l'ho capito dopo ovviamente) era quella di tracciare una mappa socioeconomica della classe. Qui invece la motivazione è strettamente personale ma vi si innesta il ruolo che l'insegnante ha nel Partito Comunista di una Repubblica Ceca che guarda a Occidente ma non dimentica i carri armati a Praga. Si supera così l'aneddotica da commedia per passare ad un livello più elevato di lettura. Chi rappresenta il Potere (scolastico ed extra scolastico) non ha più bisogno di imporre brutalmente il proprio volere e la soddisfazione delle proprie esigenze. Può farlo blandendo, facendo passare le richieste sotto la veste dell'aiuto a chi ha davvero bisogno, fingendo comprensione per chi si sottrae ma intervenendo poi con una vendetta servita a freddo. Dall'altro lato (e in montaggio alternato) abbiamo la riunione dei genitori da cui emergono non solo le ipocrisie o le richieste di giustizia ma anche (e soprattutto) il ritratto di un sistema politico che si proclama egualitario ma che in realtà ripropone le stratificazioni sociali del capitalismo esercitando su di esse uno stretto controllo. Al regista e allo sceneggiatore però interessa andare oltre alla stigmatizzazione del socialismo reale. Si chiedono cioè se quel tipo di assoggettamento 'volontario' ai voleri del Potere sia appartenuto solo a un passato e a regimi ormai superati dalla Storia o sia invece universale. Si esce dal film con questa domanda che ci chiede una risposta non manichea.