Multisala Novecento

7 MINUTI

di Michele Placido
con Ottavia Piccolo, Ambra Angiolini, Fiorella Mannoia, Violante Placido

Genere: Film Rassegna
Durata: 90'

Regia: Michele Placido. Soggetto: Michele Placido. Sceneggiatura: Michele Placido, Stefano Massini, Toni Trupia. Montaggio: Consuelo Catucci. Scenografia: Nino Formica. Musiche: Paolo Buonvino.

Interpreti: Ottavia Piccolo, Ambra Angiolini, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Cristiana Capotondi, Violante Placido, Clemence Poesy, Sabine Timoteo, Anne Consigny, Michele Placido.

Produttore: Federica Vincenti. Distribuzione: Koch Media. Origine: Italia, 2016.

L’azienda tessile Varazzi è in procinto di siglare l'accordo che la salverà dalla chiusura immediata. I partner francesi sono pronti a concludere, ma all'ultimo momento consegnano alle undici componenti del consiglio di fabbrica una lettera che chiede loro di sacrificare sette minuti di intervallo al giorno. Il consiglio è composto da nove operaie e un'impiegata, più una rappresentante sindacale, Bianca, dipendente della Varazzi da decenni. 
Le componenti del consiglio sono uno spaccato della forza lavoro femminile contemporanea nel nostro Paese: c'è la ventenne neoassunta e la veterana con figlia incinta; c'è l'immigrata africana, quella albanese concupita dal proprietario della fabbrica, quella che prende botte dal marito e la semitossica. Anche l'impiegata è un'ex operaia trasferita in ufficio da quando un incidente sul lavoro l'ha lasciata su una sedia a rotelle. Questa galleria di personaggi denuncia la matrice teatrale di 7 minuti, testo scritto (anche per il grande schermo) da Stefano Massini (la sceneggiatura è cofirmata da Michele Placido e Toni Trupia), che cerca di concentrare in quel pungo di figure femminili quasi tutte le problematiche che affliggono le donne in Italia. La costruzione drammaturgica segue la falsariga de La parola ai giurati, classico del '57 firmato (per la televisione) da Sidney Lumet di cui è stato realizzato un remake nel 2007 da Nikita Mikhalkov, 12. A Ottavia Piccolo, nei panni di Bianca, tocca il ruolo che fu di Henry Fonda, ovvero la voce della ragione che sa penetrare le coscienze di chi, reagendo di pancia, cerca invece la soluzione più immediata, come Angela, l'operaia napoletana con quattro figli cui dà la presenza "pesciarola" Maria Nazionale: ed è una scelta di casting azzeccata affidare quel ruolo a una cantante, perché la potente voce di Angela sembra voler costantemente sopraffare quella pacata di Bianca. L'altra cantante del cast è Fiorella Mannoia nei panni di Ornella, coetanea di Bianca e memore di un tempo in cui i diritti degli operai erano tutelati: la sua prova di attrice è notevole e inaspettata. Ambra Angiolini presta la sua incazzatura alla combattiva Greta e Violante Placido è un'insolita contabile dall'aspetto dimesso. 
Nel cast anche alcune attrici francofone (7 minuti è una coproduzione italo-franco-svizzera): Clémence Poésy, Balkissa Maiga e la potente Sabine Timoteo, oltre ad Anne Consigny nei panni della manager responsabile dell'acquisizione della fabbrica. Impossibile non pensare, oltre a La parola ai giurati, a Due giorni, una notte dei fratelli Dardenne, ed è proprio al cinema dei Dardenne, ma anche a quello di Ken Loach e Stéphane Brize, che Michele Placido guarda nell'adattare per il grande schermo questa storia di dignità messa in pericolo dalle dinamiche economiche e da quella legge del mercato in nome della quale si compiono oggi le peggiori nefandezze. 7 minuti è ispirato ad una storia vera così come lo era Due giorni, una notte, anche se entrambe le vicende accadevano oltralpe. Ed è proprio perché possano accadere anche nel nostro Paese che Placido costruisce una storia di ordinaria indignazione, è per scuotere le coscienze, in particolare quelle dei più giovani, che imbraccia la cinepresa con l'aiuto di Arnaldo Catinari, che per una volta abbandona la sua fotografia luminosa per riempire di pieghe e di ombre i visi delle protagoniste, e della musica "esaltante" di Paolo Buonvino. Il montaggio serrato di Consuelo Catucci dà ritmo ad una storia che tiene il pubblico sulle spine come un courtroom drama. E’ un film importante perché mette sul piatto, sic et simpliciter, il tema dell'erosione dei diritti dei lavoratori, delle donne, di ogni essere umano in balia di quella compravendita selvaggia in cui le richieste della proprietà sono in realtà condizioni cui non si può dire di no. E si fa presto a perdere tutto se si abbassa la guardia, anche solo per sette minuti.