Multisala Novecento

UN CASTELLO IN ITALIA

di Valeria Bruni Tedeschi
con Louis Garrel, Valeria Bruni Tedeschi, Filippo Timi

Genere: Film
Durata: 104'
Regia: Valeria Bruni Tedeschi. Titolo Originale: Un château en Italie. Sceneggiatura: Valeria Bruni Tedeschi, Noemie Lvovsky e Agnes De Sacy. Scenografia: Emmanuelle Duplay. Montaggio: Laure Gardette, Francesca Calvelli. Fotografia: Jeanne Lapoirie. Costumi: Caroline De Vivaise. Interpreti: Louis Garrel, Valeria Bruni Tedeschi, Xavier Beauvois, Filippo Timi, Alexandre Styker. Produttore: Saīd Ben Saīd. Distribuzione: Teodora Film. Origine: Francia, 2013. Durata: 104'. Negli anni Settanta una famiglia di borghesi, industriali italiani, è costretta dalle minacce delle Brigate Rosse ad abbandonare il loro castello sulle rive del Po per trasferirsi in Francia a Parigi. La freddezza dei rapporti familiari di quegli anni accompagna la crescita di Louise (Valeria Bruni Tedeschi), da sempre insofferente per le decisioni di un padre e di una madre impegnati a salvaguardare le loro carriere di imprenditore e artista. Dopo decenni di segreti familiari che emergono inaspettati e momenti di forte apprensione per la malattia che colpisce il fratello Ludovic (Filippo Timi), Louise farà i conti con i fantasmi del passato quando dovrà rientrare in Italia per la vendita del castello. L'incontro con Nathan (Louis Garrell) e la nascita del loro amore le permetteranno di riprendersi in mano i propri sogni e sperare in un futuro migliore. Tra le ansie, i desideri, i bilanci di una donna e di una classe si procede per compensi e scompensi affettivi (in girotondo amori e familiari riempiono e svuotano buchi emotivi, sublimano nascite e decessi, desideri incestuosi, sentimenti repressi). Il cortocircuito arte/esistenza sta tra il catartico e il taumaturgico e racconta lo stallo nevrotico di chi ha problemi con il proprio piccolo mondo dorato in decadenza mentre il mondo intorno, lontano dalla bambagia, è già decaduto. Una borghesia che sa degradarsi e deridersi nella commedia trash radical chic, ma non riesce a raccontare la tragedia, il dolore, nemmeno il proprio. Anche in questo difetto, in questa incapacità, c’è l’unico possibile valore del film: la sincerità.