Multisala Novecento

7 GIORNI ALL'HAVANA

di Laurent Cantet, Benicio Del Toro, Julio Medem, Gaspar Noè, Elia Suleiman, Juan Carlos Tabio, Pablo Trapero
con Emir Kusturica, Mirta Ibarra

Genere: Film
Durata: 100'
Regia: Benicio Del Toro, Pablo Trapero, Julio Medem, Elia Suleiman, Gaspar Noè, Juan Carlos Tabio, Laurent Cantet. Musiche: Xavi Turul.. Fotografia: Daniel Aranyò, Diego Dussuel. Interpreti: Josh Hutcherson, Daniel Bruhl, Emir Kusturica, Elia Suleiman, Melissa Rivera, Jorge Perugorrìa, Vladimir Cruz, Alexander Abreu, Melis Estèvez, Cristela De La Caridad. Produzione: Laurent Baudens. Distribuzione: BIM. Spagna, francia, 2012, 100’ Una settimana nella capitale caraibica, ad ogni giorno della quale è dedicato un episodio filmato da altrettanti cineasti internazionali (tra i quali l'autoctono Juan Carlos Tabìo e l'attore esordiente alla regìa Benicio De Toro), in un mosaico collettivo con una girandola di personaggi e situazioni tratta dai racconti dello scrittore cubano Leonardo Padura, che insieme a sua moglie ha curato la sceneggiatura e il coordinamento artistico. Progetto nato dalla collaborazione tra l'etichetta nazionale di rum e due case di produzione indipendenti europee, all'interno di un programma culturale più ampio, "7 days in Havana" raggiunge un risultato piuttosto diseguale per spessore e durata, esteriore e farcito dei più evidenti luoghi comuni del turismo: la musica, l'alcol e le giovani donne formose, attillate e succinte, i locali notturni, l'Hotel Nacional e gli edifici popolari datati e malridotti, le strade, i bar della città vecchia e il lungomare, le telenovele melodrammatiche, i discorsi di Fidel Castro e la propaganda radiofonica, la zattera per andarsene a Miami. Con una concessione alla carnalità, il capitolo più corposo vede una cantante combattuta tra un giocatore di baseball, sport locale di punta, e la promessa di un nuovo amore con la possibilità di successo all'estero. Unitamente ad una fiera e benevola stoccata ai vicini Stati Uniti che hanno imposto l'embargo economico all'isola (nel passaggio davanti al Campidoglio, uguale a quello di Washington ma "5 centimetri più alto"), gli sguardi più originali si posano sulla povertà arrangiata, allegra e solidale, sulle credenze religiose che vanno dal culto mariano ai riti vudù, sull'omofobia strisciante o violenta riguardo transessualità e lesbismo, e soprattutto sul consapevole e sereno barcamenarsi di professionisti come ingegneri, trombettisti e dottoresse ospitate anche in programmi TV che diventano anche meccanici, tassisti e cuoche di dolci fatti in casa.